ISSN 2284-0869 Rivista di Storia - Scrittura e Società

I Convegno Progressus “La Grande Guerra in Provincia. Comunità locali e fronte interno: fonti e studi su società e conflitto

I Convegno Progressus “La Grande Guerra in Provincia. Comunità locali e fronte interno: fonti e studi su società e conflitto

SIENA

Accademia dei Rozzi

7-8 maggio 2015

Locandina

Brochure

Nell’approssimarsi del “centenario italiano” della Grande Guerra la rivista Progressus, in collaborazione con Centro Studi Piemontesi, Società Italiana di Storia dello Sport, Società Italiana di Storia Militare, Soprintendenze Archivistiche per il Lazio e per la Toscana, e con il patrocinio di Università di Siena, Comune di Siena e Regione Toscana, organizza il convegno di studi su “La Grande Guerra in provincia. Comunità locali e fronte interno: fonti e studi su società e conflitto”, che vuole essere l’occasione, insieme, per un bilancio ma anche per il lancio di nuove frontiere di ricerca

La prima guerra mondiale, spartiacque del XX secolo, cesura tra Lungo Ottocento e Secolo Breve, Grande Guerra appunto, nata per mantenere lo status quo e destinata a cambiare in modo irreversibile la storia mondiale, continua a rappresentare uno snodo centrale della storia contemporanea.

Il lungo centenario, che inizia nel 2014 per concludersi nel 2018, avrà un senso se i cento anni trascorsi saranno un’occasione, al di là di meri intenti celebrativi e ricorrentistici, per fare un punto della situazione in un momento in cui la distanza, temporale ma non solo (molti degli assetti geopolitici, ideologici, sociali a cui il conflitto dette avvio hanno ormai fatto il loro corso) intercorsa, può e deve permettere di riguardare a quegli eventi per capire cosa (tanto) della guerra è stato detto e cosa (si ritiene ugualmente tanto) della guerra rimane ancora da dire. Il centenario, dunque, come occasione per capire qual è la distanza reale che ci separa da quegli eventi, quanto di ciò che oggi siamo trova le proprie radici negli anni (se non negli eventi) che il mondo intero si accinge a ricordare.

Che la guerra – fenomeno globale e non esclusivamente militare – sia stata molto di più di quella combattuta in trincea rappresenta ormai un’acquisizione storiografica su cui non è necessario soffermarsi. La definizione stessa di fronte interno rimanda del resto ad un concetto della guerra in cui nessuno, neppure chi rimane lontano dai combattimenti, può e deve ritenersi esonerato dallo sforzo comune che la contingenza bellica richiede. In questo senso anche la prima guerra mondiale fu innegabilmente esperienza totalizzante. Ed è proprio sul tema del “fronte interno” che, si ritiene, molto rimane ancora da dire. Partendo dal presupposto che la comprensione del conflitto non può e non deve limitarsi alla dimensione combattuta della guerra, nei suoi protagonisti e nei suoi territori. Ne uscirebbe infatti una visione parziale, che finirebbe per escludere tutti coloro che, pur non essendo mai entrati materialmente in contatto con il conflitto, ne pagarono ugualmente le conseguenze sul loro vissuto quotidiano, e tutti quei territori che, pur non avendo conosciuto distruzioni, invasioni, campi di battaglia, non per questo mancarono di mostrare le proprie “macerie”.

Due i punti di osservazione privilegiati da cui ci si propone di approfondire il tema del fronte interno italiano.

La dimensione locale (ma non per questo localistica), che indagando con una sorta di lente di ingrandimento in che modo comunità e territori affrontarono il trauma del conflitto, permetta di aggiungere le tessere ancora mancanti al grande puzzle della ricostruzione storiografica sulla Grande Guerra. Non dunque una deriva localistica – che la singola tessera del puzzle di per sé poco racconta dell’immagine complessiva – ma un’attenzione nuova a tutti quegli aspetti che fecero delle comunità e dei territori le cellule primarie attraverso cui l’esperienza bellica venne filtrata a livello più alto. La “provincia”, dunque – intesa come realtà periferica, non metropolitana, urbana ma non solo – può divenire angolo di lettura privilegiato per aggiungere un nuovo tassello al quadro della reazione della società italiana al conflitto, attraverso l’indagine dell’impatto avuto dalla guerra sulla periferia italiana.

In secondo luogo, la dimensione “umana”. Tanto si è parlato del paese in guerra, del paese mobilitato. Ma la guerra la fecero soprattutto gli uomini; quelli al fronte, ovviamente, prima di tutto. Ma anche tutti coloro che rimasero, o che tornarono. La guerra la fecero anche, a modo loro, le donne e i bambini, gli uomini delle fabbriche mobilitate, industriali e operai, i contadini nelle campagne, ma anche coloro che si trovarono a gestire l’emergenza bellica dai loro posti di potere, gli uomini delle istituzioni insomma. Ognuno di loro, da posizioni diverse e con sacrifici senza dubbio imparagonabili, si trovò comunque a dover ritarare la propria esistenza sulla base delle esigenze imposte dal conflitto. La storia della Grande Guerra in Italia come storia di “persone”, dunque; risucchiati negli ingranaggi di una mobilitazione civile che non fu meno dura di quella militare; senza il supporto della casacca grigioverde a dire cosa si doveva ed era giusto fare; non (o non più) soldati, italiani sì – ma con la difficoltà di capire e di sentire davvero cosa quell’essere italiani significasse – chi e cosa erano, quale contributo alla guerra potevano dare coloro che dalla guerra combattuta rimasero, per svariati motivi, lontani?

Studiare il fronte interno attraverso gli uomini e le istituzioni che, sul quel fronte, combatterono la loro guerra: questo l’intento del convegno di studi “La Grande Guerra in provincia”.

Comitato scientifico:

Marco Bettalli (Università di Siena) Francesco Bonini (Università LUMSA), Luca Fiorito (Università di Palermo), Virgilio Ilari (Presidente Società Italiana di Storia Militare), Stefano Maggi (Università di Siena), Aldo A. Mola (Storico), Gustavo Mola di Nomaglio (Centro Studi Piemontesi), Stefano Moscadelli (Università di Siena), Donato Tamblè (Soprintendente Archivistico per il Lazio), Angela Teja (Presidente Società Italiana di Storia dello Sport), Diana Toccafondi (Soprintendente Archivistico per la Toscana), Luigi Tomassini (Università di Bologna), Patrizia Turrini (Archivio di Stato di Siena), Andrea Zagli (Università di Siena).

Comitato organizzatore:

Eleonora Belloni (Università di Siena), Giacomo Zanibelli (Università di Siena).

 

Rassegna Stampa

Corriere di Siena, 23 aprile 2015

I-Siena, 29 aprile 2015

Le Antiche Dogane, maggio 2015

Unisilife, maggio 2015

Toscana Novecento, maggio 2015

Portale Centenario Grande Guerra

il Cittadinoonline.it, 4 maggio 2015

 

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